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Federer Nella Storia – ottava Finale a Wimbledon

Non ci sono più parole per commentare il tennista che ha battuto tutti i record della storia del tennis, e quando sembra che si sia fermato, ecco che ne batte un altro, e poi un altro ancora senza mai fermarsi.

Domenica (se vince) tornerà numero 1 del mondo per superare Sampras nelle settimane da numero 1 di tutti i tempi. Oggi intanto ha “asfaltato” Djocovic, infliggendo un punteggio che lascia poco spazio per qualsiasi commento.

Lo svizzero liquida Djokovic al termine di una partita meravigliosa; 6-3, 3-6, 6-4, 6-3 il punteggio finale a favore del fenomeno di Basilea che trova così l’ottava finale a Wimbledon.

Un traguardo mai raggiunto da nessuno. Affronterà nell’ultimo atto Andy Murray.

Non è mai stato facile trovare parole per Roger Federer e, dopo la sfida di oggi, lo è ancora meno. Potrebbero parlare i numeri allora: 8 finali a Wimbledon, la possibilità di tornare leader della classifica ATP all’età di 30 anni e raggiungere Pete Sampras come recordman assoluto di tutti i tempi (286 settimane numero 1 al mondo) ma, comunque, anche con tutto questo, non renderemmo l’idea.

LA PERFEZIONE - Sì perché sul “giardino di casa”, oggi, Roger Federer, gioca una partita pazzesca per intensità ma soprattutto testa e qualità di tennis. Il primo set ne è un esempio lampante da questo punto di vista. Federer, infatti, è consapevole dell’impossibilità di fare gara di corsa contro un Djokovic che dal fondo e decisamente più potente e, per tutto il primo set, decide quindi di rendersi ingiocabile al servizio: 24 minuti, percentuale di prime messe in campo pari alla quota 75 (3 su 4 in poche parole) e una qualità al servizio più vicino a quella di una macchina che di un essere umano per un 6-3 che lascia poco spazio ad ulteriori commenti.

ORGOGLIO SERBO - Dall’altra parte però, giusto dirlo e sottolinearlo, c’è un ragazzo che da un anno a questa parte è il numero 1 del mondo e fare da comparsa, quando si raggiunge il trono, non è mai carino. Ecco quindi che Djokovic, nel secondo set, capisce che deve accelerare e trovare maggiore profondità tutte quelle volte che Federer non trova le linee al servizio. In una parola: deve giocare il tennis che nel 2011 lo portò ad essere quasi imbattibile. E il serbo ci riesce, complice sì uno svizzero che subisce un calo con la prima (da 75% a 57%), ma anche e soprattutto grazie a quell’aggressività che obbliga Federer a una corsa lungo la linea di fondo cui non è più abituato. Il serbo trova quindi il break subito in avvio e lo gestisce fino alla fine del set: 6-3 e situazione in perfetto equilibrio.

EQUILIBRIO INSTABILE - Ma la partita di Federer, come accennato, si dimostrerà perfetta non solo a livello di giocate ma soprattutto dal punto di vista psicologico. Lo svizzero è assolutamente consapevole dell’importanza di prendersi il set spartiacque e, fin dall’avvio di terzo, torna a servire con le percentuali del primo. Nei primi 3 game al servizio il basilese concede al massimo un quindici a Djokovic mentre il serbo, nonostante l’inerzia della partita sembrasse cambiata, fatica: sono 3 infatti le palle break che Djokovic deve annullare, una nel secondo game e due nel sesto.

L’EPISODIO – Insomma, nell’equilibrio che tutto sommato continua a reggere è evidente che ci sia bisogno di un episodio, di una giocata che faccia saltare il banco. E il colpo di scena, puntualmente, arriva: Federer salva la prima – e unica – palla break nel nono game (infilando poi 3 prima vincenti consecutive) e si porta sul 5-4, Djokovic va al servizio e sotto 15-30, dopo aver dominato lo scambio, tira lungo un facile smash a rete. Bingo. Federer sfrutta la seconda palla set, chiude 6-4, e lascia Djokovic in balia dei fantasmi.

L’UOMO DEI RECORD - Sì perché nemmeno il tempo di cominciare il quarto e il serbo è già sotto 3-0, concedendo immediatamente a Federer un facile break “a quindici”. Federer capisce che la tattica ha funzionato, continua a servire bene, si procura altre 3 palle break ma non riesce a sfruttarle grazie anche – giusto dirlo – all’orgoglio di un numero uno ferito. Il set si trascina quindi fino al 5-3, Djokovic ci prova ancora, per l’ultima volta, rispondendo a tutto braccio e cercando immeditamente dei vincenti. Non basta. Lo sforzo del ragazzo di Belgrado di ferma “a trenta” e Federer, tanto per cambiare, chiude con una prima vincete. Lo svizzero, per l’ottava volta (come lui, nessuno mai), torna in finale a Wimbledon e domenica cercherà per l’ennesima volta di aggiornare il libro dei record raggiungendo Pete Sampras. Andy Murray, l’avversario che lo svizzero troverà in finale, è avvisato.

 

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