Le Verità

Diffamazione on-line – blogger.com è Illegale

Perchè Blogger.com è illegale ?

Semplice, perchè elude le regole e norme Italiane, nascondendosi dietro leggi americane che non valgono in Italia.

Blogger.com e i blog creati in anonimo sono visibili dall’Italia, quindi illegali.

Oggi vi spiego i casi dove blogger.com diventa Illegale per la legge Italiana.

Nei termini di legge in materia, si riscontra che l’ospitante è il co-responsabile dei contenuti posti in essere, ed ha il dovere di controllare e cancellare eventuali abusi segnalati.

In questo caso, mediante i contenuti di un sito Internet, sussiste la responsabilità concorrente del “provider”, ancorché quest’ultimo si sia limitato semplicemente ad ospitare sui propri “server” il contenuto delle pagine “web” predisposti dal cliente, ai sensi dell’art. 18 l. n. 675 del 1996, che estende la regola di cui all’art. 2050 c.c. a colui che tratta dati personali.

Il “provider”, che ospita sui propri “server” i contenuti di un sito Internet predisposto dal cliente, possa rispondere per le attività illecite e denigratorie poste in essere da quest’ultimo, laddove venuto a conoscenza del contenuto diffamatorio di alcune pagine “web”, non si attivi immediatamente per farne cessare la diffusione in rete.

Questa è la legge, e il caso Google fa molto rumore.

Infatti, la notizia della condanna di tre dirigenti di Google Italia per le oramai note vicende relative in merito alla denigrazione e diffamazione on-line stanno facendo il giro del mondo.

Quello che voglio affrontare oggi, invece, è più in generale, una breve panoramica sullo spinoso argomento della responsabilità dei provider che, di fatto, è la questione che i giudici di Milano hanno dovuto affrontare.

Si legge nell’imputazione che uno dei reati contestati è il concorso nella diffamazione commessa “consentendo che venisse immesso per la successiva diffusione” e che, una volta “segnalato” la pagina di “abuso” non fosse stata tolta celermente.

Ma qual è il vero compito di un provider?

La mancanza di una norma non è una lacuna: da sempre la dottrina ritiene inesigibile il controllo del provider sui contenuti immessi da terzi per una duplice serie di valide ragioni.

Se da una parte è verità assoluta la grande mole dei dati immessi senza controllo nei siti di Google (www.blogger.com per fare un esempio) rende di fatto impossibile un efficace controllo immediato e una valida valutazione del materiale pubblicato, è anche vero che una volta segnalato l’Abuso o la presunta diffamazione, sia responsabilità di Google che, venuto a conoscenza del contenuto abusivo e/o diffamatorio di alcune pagine “web”, non si attivi immediatamente per farne cessare la diffusione in rete, diventando così un co-responsabile di tali azioni di “abuse traffic o Fake Traffic”

C’è però un altra verità: La variabilità e velocità dei contenuti inseriti rende vano ogni procedura di autorizzazione alla pubblicazione del materiale, in quanto il materiale stesso pubblicato, può essere modificato più volte, sia ad opera di chi lo ha inizialmente diffuso, sia da altri utenti.

L’opinione dominante sarebbe quella di obbligare tutti i possessori di sottodomini come “blogspot e blogger” di Google, una registrazione con tanto di documento di riconoscimento valido e un telefono all’interno del blog.

Nota: BlogSpot Permette di aprire blog anonimi, ecco perché in Italia pullulano e si moltiplicano blog truffa come ad esempio il sito dell’anonimo bob spammit, che ha aperto la strada ad altri truffatori della rete.

Tutto questo è confermato da quanto riportato dal Decreto Legislativo 70/2003 che, pur riguardando nello specifico un’altra materia, l’e-commerce, ben può essere trasposta al nostro caso.

L’attività illecita di blogSpot ben rientra in questa ultima opzione, che non si attiene alla responsabilità del provider come da legge vigente contravvenendo alle disposizioni in materia.

Il provider è il diretto responsabile delle informazioni memorizzate di un terzo, e può essere coinvolto in azioni risarcitorie se effettivamente (tramite qualsiasi mezzo di informazione) è stato messo a conoscenza delle azioni illecite presenti all’interno del proprio provider.

In questo caso, se Google/BlogSpot è al corrente di fatti o di circostanze che rendono manifesta l’illiceità dell’attività o dell’informazione, e non si attivi in tempi brevi, può essere citato in giudizio come co-responsabile.

Roberto Galli

Articoli Consigliati

Commenti

Nessun commento

Post a Comment